Il paese
Illorai
Ottocento abitanti sulle pendici del Goceano. Un paese piccolo con cinquemila anni di storia addosso.
La terra
Illorai sta a mezza costa, affacciato sulla valle del Tirso, nel cuore del Goceano. Attorno, campagne fertili, pascoli e boschi che cambiano colore con le stagioni: il verde cupo delle sugherete, l'oro delle stoppie, la neve leggera che ogni tanto arriva a imbiancare i tetti.
Il fiume è la spina dorsale di questo territorio: lungo il suo corso alto si cammina tra sentieri, salti d'acqua e silenzi che in pochi altri posti della Sardegna si trovano ancora.
Cinquemila anni di storia
Prima dei nuraghi, qui c'erano già case scavate nella roccia per i morti: la necropoli di Molia, un complesso di domus de janas di quasi cinquemila anni fa. La tomba più grande ha sedici stanze su più livelli, uno degli ipogei più imponenti dell'isola.
Poi vennero le torri: tra i nuraghi del territorio spicca l'Iscretti, con la sua torre centrale a due piani e le torri laterali, e poco distante una fonte sacra dove si venerava l'acqua.
Sul Tirso, a valle del paese, i romani gettarono un ponte di 35 metri che i maestri pisani risistemarono nel Medioevo: è Pont'Ezzu, 'il ponte vecchio', ancora in piedi, ancora attraversabile, simbolo del paese e della sua testardaggine.
Nel 1624 arrivarono i frati agostiniani, che tennero convento a Illorai per quasi un secolo e mezzo: è da loro che il paese ha ereditato la devozione per San Nicola da Tolentino, diventata la festa dei giovani illoraesi.
Le tradizioni
L'anno di Illorai gira attorno alle sue feste. Ad agosto, al santuario campestre di Luche, la Madonna della Neve: qui la novena si chiama 'su nuinare' e non dura nove giorni ma quindici, con le famiglie che abitano le cumbessias attorno alla chiesa e le donne che vestono la statua antica con il costume ricamato.
A settembre San Nicola da Tolentino, con i vespri, la processione, i giochi in piazza e le serate di tenores e balli sardi. A ottobre la festa grande del patrono, San Gavino Martire, quando il paese si riempie di chi torna da ogni dove.
E in mezzo, tutto il resto: sa limba, il sardo logudorese che qui si parla ancora ogni giorno, il pane fatto come una volta, i canti a chitarra, la campagna che detta i tempi. Tradizioni che non sono un museo: sono il modo in cui Illorai sta al mondo.